Category Archives: writing

Cosa farei con le royalties di Venus in Furs? (contributo su IL)

Image

Qualche mese or sono Ivan Carozzi ha chiesto a un po’ di gente “Cosa faresti di interessante con le royalties di una canzone dei Velvet Underground?”. Sul perché gli sia venuto in mente di chiedere una cosa del genere, conviene leggersi l’articolo completo su IL che – come suo solito – ha un taglio parecchio onirico e un filino delirante. Ad ogni modo, io mi sono chiesto: “Cosa farei con le royalties di Venus in Furs?” Qua sopra la risposta che mi sono dato.

Eat the city – un articolo su L’Architetto

Screen shot 2013-12-18 at 10.47.23 PML’Architetto, il mensile digitale del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, sta ospitando contributi di sociologi urbani sulle trasformazioni della città contemporanea.

Ecco un’articolo che abbiamo scritto con Marianna D’Ovidio sull’economia culturale della città contemporanea

Reputation based digital: nuovi paradigmi per un’economia digitale. Un’intervista di Flavio Pintarelli

universo-internet-520x300

Flavio Pintarelli mi ha fatto una lunga intervista a proposito dei temi trattai in “Sociale, digitale”.

Ne è venuta fuori una serie di 4 articoli (bontà sua) per Il Lavoro Culturale, nei quali si pontifica di come stanno cambiano la cultura e le pratiche sociali nell’epoca dei media digitali.

Ecco il primo, su “Reputation based digital: nuovi paradigmi per un’economia digitale”

Open innovation. Le risposte sono là fuori (articolo su Doppiozero aspettando Geoff Mulgan)

11_2000

Il 4 Aprile a Milano Meet the Media Guru ha ospitato Geoff Mulgan. Il percorso che ha portato in Italia il direttore di NESTA e The Young Foundation parte dal lavoro sull’innovazione sociale e culturale svolto attorno a cheFare. Questo testo, pubblicato su doppiozero il 4/4, era la ciusura di una serie di articoli dedicati a preparare il pubblico italiano al pensiero di Mulgan. Potete trovare gli articoli precedenti qui e qui. Qui, invece, la lecture di Mulgan.

Sempre più spesso l’apertura mattutina delle caselle di posta elettronica e degli account social è accompagnata dalla comparsa di un nuovo bando, competition o call for ideas che possiamo definire di “open innovation”. Prima di procedere è bene definire di cosa stiamo parlando. “Open innovation”, infatti, è un’accoppiata di termini di cui dovrebbe diffidare ogni lettore mediamente avveduto: “open” e “innovazione” sono due tra le parole più abusate negli ultimi anni, inflazionate nella pubblicità come nel giornalismo al pari di “smart”, “cloud”, “peer-to-peer” e molte altre. “Plastikworten”, si chiamano in tedesco: parole di plastica il cui uso è talmente eccessivo da divenire termini-feticcio sotto il cui ombrello trova riparo un po’ di tutto. Eppure, se utilizzate in modo sensato, possono essere degli strumenti potenti per comprendere il mondo che ci circonda ed agire su di esso.

Leggi il resto su doppiozero