La scimmia che vinse il Pulitzer – il futuro del giornalismo

Il futuro immaginato nella letteratura di fantascienza ha iniziato ad essere sempre più prossimo. Non più imperi solari e viaggi interstellari tra milioni di anni, ma visioni di quello che potrà accadere tra trenta, dieci, cinque anni. Questo perché la fantascienza ci corre incontro a tutta velocità, e la nostra quotidianità è la percezione al rallentatore dell’impatto.

Ancora poche persone si rendono conto che stiamo passando attraverso cicli continui di rivoluzioni industriali, altrettanto dirompenti nei modi e negli effetti di quelle che abbiamo studiato sui libri di storia. Solo più veloci. Incredibilmente più veloci.

In molti sono convinti che, una volta capita per sommi capi “la globalizzazione”, si è in grado di avere un quadro sufficientemente chiaro di quello che sta succedendo nella cultura, nella società, nell’economia. Peccato che la globalizzazione sia un fenomeno vecchio di quasi quarant’anni, e che cambiamenti della stessa portata si succedano a catena.

L’avanzata degli User Generated Contents e la loro progressiva integrazione in sempre nuovi aspetti della vita è un fenomeno difficile da cogliere. Soprattutto mentre si contribuisce costantemente a costruirlo. Youtube, Vimeo, Flickr, Facebook sono divenute parti integranti del vissuto quotidiano di centinaia di milioni di persone in tutto il globo, che incessantemente producono, aggregano, selezionano e manipolano informazioni. Ed ognuno di noi contribuisce, in misura maggiore o minore.

All’attività dei singoli si somma quella di un’infinità di enti, organismi, istituzioni, attori collettivi  che producono flussi continui di dati, grezzi o raffinati in notizie. Recentemente, molte amministrazioni hanno iniziato a rendere liberamente accessibili i dati urbani: enormi archivi on-line su Londra, san Francisco, Toronto e molte altre metropoli vengono implementati continuamente. Ogni giorno vengono postati su Twitter cento milioni di messaggi, in gran parte raggiungibili da chiunque.

Come ha osservato Shirky in Surplus cognitivo. Il potere collettivo di pensiero e azione (Codice, 2010), internet è variamente accessibile a due miliardi di persone nel mondo, mentre più di tre miliardi di persone sono connesse a reti telefoniche con telefoni cellulari. In un mondo di quattro miliardi e mezzo di abitanti, questo vuol dire che viviamo per la prima volta in un tempo in cui essere connessi globalmente è la situazione normale per la maggioranza della popolazione mondiale.

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