tecnologia, politica, e le elezioni testé trascorse

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Giusto per chiarire, personalmente considero il risultato elettorale di m5s come l’equivalente del successo della Lega tra Prima e seconda Repubblica, ingigantito dalle dimensioni spaventose della crisi economica e sociale che devasta il paese. Tra tutte le cose che mi basiscono in questo risultato elettorale ce n’è una che mi scoccia particolarmente, perché ha a che fare con quello su cui stiamo provando a lavorare come ricercatori ed attivisti in questi anni: è la mancanza quasi totale della sinistra di ragionare sulle pratiche della condivisione, del p2p e dell’open culture. Lasciati sempre, costantemente da parte dai partiti (e prevalentemente dalla società civile), hanno trovato la loro strada nel m5s. Di fatto, è l’unico gruppo politico che ha incorporato questi temi e lo ha fatto in modo importante, nonostante il fatto che il suo strumento di marketing politico principale sia stato il Vaffanculo. E gli altri?

Dal punto di vista culturale, la sinistra diffida della tecnologia perché continua a vederla come strumento di alienazione. Non ci si muove mai dalla scuola di Francoforte, alla fine. E da questo ruolo orgoglioso, noioso ed inutile della critica come mezzo identitario, autisticamente inadatto a forgiare strumenti in grado di agire sul reale.

Tremo all’idea della quantità di articoli che mi sciropperò nei prossimi giorni ed alla serie di serie analisi ponderate che mi verranno proposte. Perché nessuno verrà fuori, temo, con questo punto semplice semplice. m5s è l’unico organismo politico che negli ultimi anni è stato in grado di organizzarsi attraverso, e centrandosi su, la rete ed a capire qual’è la reale portata trasformativa della tecnologia, oggi, adesso, ora.

2 thoughts on “tecnologia, politica, e le elezioni testé trascorse”

  1. Sono abbastanza d’accordo con la tua analisi, soprattutto perché nasce all’interno di una rete di discorsi. Non mi pare tanto che il problema sia l’effettiva comprensione e valorizzazione della rete come strumento d’innovazione da parte del M5S (come qualcuno faceva notare altrove) quanto piuttosto il modo con cui questa è stata declinata nei discorsi e poi nelle pratiche.
    Cosa ci dice il risultato elettorale in Sicilia? A me dice che il M5S ha vinto proprio sul piano della capacità di rinnovare le pratiche di organizzazione e partecipazione sulla base delle dinamiche di rete. Altrimenti, se la rete è stata solo uno strumento di propaganda, la penetrazione del M5S in un territorio caratterizzato da grande carenza infrastrutturale non si spiega.
    Forse sarebbe il caso che la sinistra ripartisse da qui, da una riflessione sulle forme della partecipazione. Purtroppo c’è un’usura delle parole e dei concetti, effetto di 20 anni di guerriglia semiotica, che rende questo un compito arduo, quasi impossibile. Purtroppo, per me, non c’è uscita, non ne vedo

  2. grazie della riflessione. Di getto: in generale il tuo discorso non fa una grinza. Però credo si tratti più di una tendenza, che va al di là della politica istituzionale abbracciando il rapporto tra idee socialdemocratiche e approccio alla conoscenza, e non di un dato acquisito, stabile e definitivo. I risultati numerici, per quanto poco dicano, rivelano che m5s non è il primo partito, cioè che c’è una fetta di elettori (pd e pdl), maggioritaria che interpreta la politica come impegno pubblico al di là delle tecnologie contingenti, e che quelli elettori si fidano di ideologie radicate nella storia di esperienze di attività politica e impegno civile secolare. Quel che ci dicono i dati delle elezioni, secondo me, non è tanto cosa la sinistra snobbi e cosa le interessi, ma quanto la trasmissione di ideologie ed esperienze non possa fare a meno della variabile tempo (storia) nelle quali sono incorporate. Il m5s non ha una storia (e il fatto che il Vaffanculo funzioni è correlato a questo) e per questo, almeno per ora, non mi pare riesca a dare un’idea stabile di poter durare nel tempo (oltre a quei 2 decenni che ci sono voluti per far evaporare le idee della Lega, che è sostenuta da un pensatore serio come Gianfranco Miglio, peraltro, che mi pare manchi a m5s – sebbene non ancore le sue esperienze, come il voto in Regione Lombardia ci dice).
    Altro discorso è, appunto, l’arcaicità (che non è negativa, secondo me, ma una semplice caratteristica) del pensiero socialdemocratico à l’italiana. La scuola di Francoforte, secondo me, è solo la punta di un iceberg fatto principalmente di idealizzazione dell’epoca classica (trivium) in larga parte in chiave anti-medievale (quadrivium). In Germania sono andati oltre la scuola di Francoforte – con risultati contestabili, certo, ma anche molto positivi, come i Gruene – anche perchè per vicende diverse non esiste il culto della classicità greca come miglior base di ogni conoscenza. Rimangono da fare molte ricerche su questi aspetti, che non ho mai approfondito… forse possono servire le riflessioni etnografiche di Michael Herzfeld sul rapporto tra età ellenica ed età contemporanea in Grecia – almeno per demitizzare quella classicità contestualizzandola all’interno di un futuro che ha contribuito a costruire.

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