Open innovation. Le risposte sono là fuori (articolo su Doppiozero aspettando Geoff Mulgan)

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Il 4 Aprile a Milano Meet the Media Guru ha ospitato Geoff Mulgan. Il percorso che ha portato in Italia il direttore di NESTA e The Young Foundation parte dal lavoro sull’innovazione sociale e culturale svolto attorno a cheFare. Questo testo, pubblicato su doppiozero il 4/4, era la ciusura di una serie di articoli dedicati a preparare il pubblico italiano al pensiero di Mulgan. Potete trovare gli articoli precedenti qui e qui. Qui, invece, la lecture di Mulgan.

Sempre più spesso l’apertura mattutina delle caselle di posta elettronica e degli account social è accompagnata dalla comparsa di un nuovo bando, competition o call for ideas che possiamo definire di “open innovation”. Prima di procedere è bene definire di cosa stiamo parlando. “Open innovation”, infatti, è un’accoppiata di termini di cui dovrebbe diffidare ogni lettore mediamente avveduto: “open” e “innovazione” sono due tra le parole più abusate negli ultimi anni, inflazionate nella pubblicità come nel giornalismo al pari di “smart”, “cloud”, “peer-to-peer” e molte altre. “Plastikworten”, si chiamano in tedesco: parole di plastica il cui uso è talmente eccessivo da divenire termini-feticcio sotto il cui ombrello trova riparo un po’ di tutto. Eppure, se utilizzate in modo sensato, possono essere degli strumenti potenti per comprendere il mondo che ci circonda ed agire su di esso.

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